FORMIA – 15 FEB – Sono state estese a trecentosessanta gradi le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Formia sul grave gesto intimidatorio di cui è stato vittima Raffaele Albano, l’imprenditore di 56 anni che, insieme ai genitori e al fratello Gianni, gestisce da sempre uno dei locali più noti e frequentati della città e dell’intero sud-pontino, il “Caffè Tirreno” nella centralissima via Vitruvio. Ignoti hanno lasciato alcune scritte nel vano ascensore  del palazzo, nell’attigua via Nervo, in cui abita la famiglia Albano. Ad accorgersi dell’accaduto è stata l’altra sera la nipote dell’uomo che, rincasando intorno alla mezzanotte, ha rinvenuto queste scritte lasciate con un bianchetto il cui destinatario era proprio lo zio, tornato a casa a piedi, intorno alle 21.30, ma senza utilizzare l’ascensore.

Gli autori hanno definito Albano “bastardo” e, specificando il suo ruolo nella gestione e proprietà del “Caffè Tirreno”, hanno anche scritto testualmente “attento che muori”. L’uomo, provato ma anche incredulo per quanto accaduto, ha denunciato l’episodio ai Carabinieri del Maggiore David Pirrera sottolineando come lui e la sua famiglia non abbiano mai ricevuto richieste estorsive o siano stati vittime di intimidazioni di qualsiasi natura. I Carabinieri hanno intanto acquisito le immagini del sistema di video sorveglianza del palazzo  di via Nerva, soprattutto nel lasso di tempo – meno di quattro ore – in cui sono state lasciate quelle scritte, dall’utilizzo dell’ascensore da parte del fratello e della nipote della vittima. Non è la prima volta che il “Caffè Tirreno” di Formia diventi oggetto di intimidazione. Nei mesi scorsi all’orario di apertura davanti l’ingresso dell’attività commerciale era stata rinvenuta una scia di gasolio di cui si erano occupati – ma senza esito – i Carabinieri della Compagnia di Formia.