FORMIA – 17 GIU – Ha confessato. Michele Rossi, l’uomo fermato martedì pomeriggio per l’omicidio dell’avvocato Mario Piccolino, è crollato nella notte dopo diverse ore di interrogatorio in Commissariato a Formia.
Incalzato dalle domande del vice Questore Tommaso Niglio e del Pm di Cassino Mattei, che operava su delega dell’antimafia di Roma, ha ammesso che a premere il grilletto, quel venerdì 29 di maggio, è stato lui.
Per gli inquirenti il caso è chiuso. L’omicidio non è legato alla criminalità organizzata ma a risentimenti personali.
In un primo momento si era mossa proprio L’Antimafia far luce su che cosa fosse accaduto nello studio dell’avvocato.
Tra le ipotesi vagliate dagli inquirenti, infatti c’era anche quella del coinvolgimento della criminalità organizzata visto l’impegno civico dell’avvocato e blogger. Con il passare dei giorni, però, gli investigatori si erano diretti su un’altra pista. Quella che si è rivelata giusta. Alla base dell’omicidio c’è una causa civile legata alla proprietà di una grotta a Ventotene. Il procedimento era stato caratterizzato da tanti attriti ed stato vinto dalla controparte di Rossi, assistita proprio dall’ avvocato Piccolino.
Una storia che per Michele Rossi, 59enne della provincia di Caserta, ma residente a Santi Cosma e Damiano, evidentemente non era ancora conclusa.
Anche perché i rancori non si erano sopiti nel tempo. Anzi ad aizzare nuovamente gli animi – stando alla ricostruzione degli inquirenti – anche un articolo scritto dalla vittima sul suo blog nel settembre scorso in cui si parlava di quella vicenda.
Ad indirizzare gli inquirenti è stato anche l’identkit dell’assassino fornito da un testimone dell’omicidio che ha aperto la porta al killer quel 29 maggio.
Michele Rossi era pedinato da giorni. Fondamentali sono state anche alcune riprese delle telecamere di videosorveglianza istallate a ridosso dello studio dove era avvenuto l’omicidio.
Stando alle indiscrezioni emerse, Michele Rossi avrebbe anche manifestato l’intenzione di suicidarsi. Durante la perquisizione effettuata nelle scorse ore nell’ abitazione di Santi Cosma ed Damiano dove viveva Michele Rossi, è stata trovata anche una lettera d’addio.
Per questo martedì pomeriggio le indagini, condotte dalle Squadre Mobili di Latina e di Roma in collaborazione col Commissariato di Formia e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno subito un’accelerazione culminata con l’arresto del killer.
Le indagini, dopo meno di 20 giorni, sono concluse. Nelle prossime ore Michele Rossi verrà interrogato di nuovo per chiarire gli ultimi dettagli dell’omicidio.