ROMA – 04 GIU – Poca mafia e molti capitali: nella seconda inchiesta sugli affari del crimine all’ombra del potere di Roma ci sono ancora una volta – intorno allo stesso tavolo – boss riciclati della Banda della Magliana, faccendieri dei Partiti di ogni colore politico, uomini chiave nelle amministrazioni della Regione Lazio e del Comune di Roma. Un immenso sistema di corruzione per intercettare gare ed appalti pubblici; soprattutto quelli legati al filone dei disperati che chiedono asilo e che l’Europa ci paga per sistemare. Storie di tangenti pagate ogni mese come stipendi, figli di parenti e di amici infilati nelle cooperative di Salvatore Buzzi, gestite all’ombra di Massimo Carminati. Attorno a quel tavolo – fatto saltare questa mattina dai carabinieri del Ros – c’è anche un nome ciociaro. E’ quello di Stefano Venditti, l’indiano per gli amici, capacissimo presidente della Legacoop del Lazio: l’uomo a capo ed a tutela delle coop di tutta la regione, che messe insieme fanno la prima azienda del Lazio per numero di dipendenti.

Stefano Venditti è stato arrestato all’alba nell’operazione ‘Mondo di Mezzo’ che ha portato alla cattura di 44 persone in tutto. E’ stato messo ai domiciliari nella sua casa di Ripi, accusato di corruzione.

A Venditti la magistratura contesta di essersi attivato per tutelare una delle coop assistite dalla Lega: la Eriches di Roma; si sarebbe mosso per evitare che la Eriches venisse tagliata fuori dal rinnovo dei servizi per l’emergenza alloggiativa nella Capitale.

Un altro ramo dell’indagine prende di mira i suoi contatti con il re delle Coop romane, Salvatore Buzzi: per l’accusa, con lui Venditti si sarebbe mosso a favore della “Società Cooperativa Deposito Locomotive Roma San Lorenzo”; i magistrati puntano l’attenzione su un’operazione da 3milioni e 262mila euro con cui sono stati comprati 14 appartamenti da utilizzare per l’emergenza casa: quell’operazione salvò la cooperativa che così tornò ad avere lavori nel settore dell’assistenza.
Venditti verrà interrogato nei prossimi giorni. Nega di avere compiuto qualsiasi reato, di essersi appropriato anche di un solo centesimo e giura di avere agito nel legittimo interesse delle cooperative assistite dalla Lega.

Nell’indagine è coinvolto anche Mirko Coratti, originario di Monte San Giovanni Campano, ex presidente del Consiglio comunale di Roma. Coratti è accusato di corruzione per essersi prestato all’operazione che portò l’aggiudicazione di gare indette da Ama a società del gruppo di Buzzi.

Subito ci sono state le reazioni politiche. Con le opposizioni che chiedono le dimissioni di Zingaretti e Marino mentre il Pd nazionale si schiera al fianco di sindaco e governatore: obiettivi puntati contro il governatore del Lazio Nicola Zingaretti ed il sindaco di Roma Ignazio Marino: dopo i 44 arresti per l’inchiesta Mafia Capitale i Partiti di opposizione ne pretendono le dimissioni. In loro difesa si sono schierati i generali del Pd: i vicesegretari Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini.

Nel pomeriggio, dopo una riunione nella sede nazionale del Partito, il presidente dei dem Matto Orfini rilascia una dichiarazione e dice: «Con Carminati una banda di destra, le amministrazioni di Marino e Zingaretti sono state un baluardo della legalità e quanto sta accadendo è anche dovuto alle loro denunce ed alle azioni che loro hanno messo in campo».

Zingaretti spiega la sua posizione attraverso una nota nella quale sostiene che dalla Procura della Re-pubblica sia stato messo in atto «… un lavoro importante e utile per fare chiarezza e rafforzare la legalità nella Pubblica Amministrazione. Da parte nostra, in Regione, in questi due anni – dice il governatore – abbiamo fatto di tutto per governare bene, rafforzando la legalità e la trasparenza. Andremo avanti così, sempre più determinati».

Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco Ignazio Marino. Il quale risponde, a chi gli parla di dimissioni, che invece si continua su questa strada, perché spiega «…stiamo cambiando tutto, non c’è nessun personaggio della mia giunta». E rivendica un merito: «Una politica antica, non solo nei metodi ma anche nei contenuti, e in alcuni casi gravemente colpevole, è stata allontanata da me con l’azione amministrativa».