L’AQUILA – 06 APR – Dieci anni: dieci anni che sembrano essere  volati via in un attimo. Eppure sono trascorsi 3652 giorni da quella maledetta notte.

Le ore 3:32 del 6 aprile 2009: è il momento in cui si scatena l’inferno a L’Aquila e dintorni, crolla tutto. Crollano i sogni, le speranze, le relazioni di 309 persone.

Da quel giorno niente più è come prima, per nessuno: nel sisma perdono la vita, tra gli altri, Giulia Carnevale di Arpino, Nicola Bianchi di Monte San Giovanni Campano, Armando Cristiani e Marco Alviani di Sora, Maria Civita Mignano di Castelforte. Ognuno di loro aveva un futuro tutto da scrivere.

C’era chi inseguiva i sogni in Architettura, come Giulia,  chi in Psicologia come Marco: chi in Fisica come Armando o in Biotecnologie, come Nicola. E c’era chi come Maria Civita ormai da anni viveva nella città e lavorava come commessa in un supermercato; ed anche le aveva una vita davanti. Ad ognuno di loro il destino ha negato ogni possibilità.

Dieci anni dopo nessuno può dimenticare ciò che è successo, lo strazio vissuto nel centro Italia, le cui ferite sono visibili anche oggi.

Ed allora nella notte a L’aquila, esattamente 3652 giorni dopo, sono stati letti i 309 nomi delle vittime con altrettanti rintocchi del Campanile. In migliaia si sono ritrovati per una fiaccolata in memoria della vittime.

E’ stata una lunga notte quella vissuta nella cittadina  abruzzese. La partenza del corteo da via XX settembre fino a piazza Duomo con la significativa sosta davanti al piazzale dove c’era la Casa dello Studente nella quale sono morti otto giovani universitari, e tra loro anche Marco Alviani. Poi la lettura dei nomi e i rintocchi  delle campane.

E poi la Santa messa: sabato notte c’erano anche le popolazioni colpite da altri sismi in corteo, come quella di Amatrice: e c’era anche il vescovo di Rieti, Monsignor Domenico Pompili, che ha concelebrato la messa. Tutti insieme hanno voluto ricordare. Tutti insieme hanno voluto dare un piccolo segnale per quelle 309 vittime innocenti che dieci anni fa se ne sono andate nel modo più tragico e la cui memoria sabato notte è stata viva per tutta l’Italia, con l’auspicio che non lo sia solamente il 6 aprile di ogni anno.