LATINA – 02 APR – Era ospitato in un centro accoglienza di Latina, aiutato grazie ai progetti che danno assistenza a chi arriva nel nostro paese per sfuggire alle guerre, con un pasto caldo ed un tetto sulla testa in attesa dello status di rifugiato politico. Ma per gli inquirenti in Italia era arrivato come scafista: il suo compito era quello di tenere la bussola durante la traversata dall’Africa alle coste italiane. Un viaggio disperato, nel quale hanno perso la vita sette persone: due soli i corpi ritrovati dalla guardia costiera. Fondamentale il monitoraggio di questi centri da parte degli uomini della digos.

L’indagine è stata coordinata dalle procure di Agrigento e Latina. Fondamentale è stata la testimonianza di un ragazzo ospitato nello stesso centro che, insieme ad altri profughi, ha denunciato tutto. Ha raccontato come il sogno di una vita diversa, migliore, lontano dal proprio paese, si è scontrata con la realtà e con un destino beffardo: l’incubo era iniziato di notte, quando era stato caricato su un camion, portato sulla spiaggia, costretto a salire su una carretta del mare. Destinazione Italia, porto Empedocle. Nel viaggio ha perso il suo migliore ami-co, ma quando ha toccato il suolo italiano sperava almeno di poter dimenticare quel viaggio fatto di dolore e violenze. Ma non è stato così, perché a Latina, nella casa di accoglienza che lo ospita, ha incontrato di nuovo lo scafista che lo ha portato in Italia.

Ora l’uomo, un nigeriano di 23 anni, è stato fermato, accusato per il momento di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma con una posizione che rischia di aggravarsi.