MONTE S. BIAGIO – 10 FEB – Sulla scena del crimine sono arrivati i carabinieri del reparto investigazioni scientifiche: saranno loro a cercare elementi utili per risolvere il giallo che avvolge la morte di Patrizio Barlone il 61enne di Monte San Biagio trovato senza vita, con mani e piedi legati e la testa fracassata, nella sua abitazione nella mattinata di lunedì dalla nipote.
Ma oltre al sopralluogo dei Ris proseguono a ritmo serrato anche gli interrogatori da parte dei militari della compagnia di Terracina che in queste ore stanno ascoltando alcuni residenti della zona.

Importanti per le indagini anche le immagini riprese da una telecamera posizionata nei pressi dell’abitazione di Patrizio Barlone: quella telecamera, in un orario compatibile con l’omicidio, ha ripreso quattro persone, tra cui una donna che citofonavano nello stabile dove abitava la vittima.
Una storia tutta da chiarire quindi.
Il 61enne si faceva chiamare “Don Patrizio”, ma non era prete. Lo avevano accertato anche i carabinieri la scorsa estate, quando vennero fatti degli accertamenti su un sacerdote di Monte San Biagio che chiedeva ai militari di disinstallare le telecamere di videosorveglianza dalla strada per casa sua, perché minavano la sua privacy. In quella circostanza, Barlone, nonostante l’abito talare indosso, fu smascherato e denunciato per aver reso false dichiarazioni.

In passato Barlone era stato condannato per truffa ed usura. Prometteva posti di lavoro, vantandosi di avere importanti conoscenze, facendosi pagare per il suo impegno: soldi prestati, costi che lievitavano con tassi usurai.
L’uomo era stato ordinato diacono dall’allora Abate di Montecassino Bernardo D’onorio, ma vista la sua condotta, lo stesso D’Onorio – oggi Arcivescovo di Gaeta – lo aveva interdetto.
Il materiale raccolto dagli investigatori sarà poi valutato Ma-ria Eleonora Tortora, il sostituto procuratore che sta coordinando le indagini.