ROMA – 24 MAG – La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli avvocati di Tonino Cianfarani, il 45enne accusato di aver ucciso la sorana Samanta Fava nel 2012 e condannato a 25 anni di carcere.

La condanna è, dunque, definitiva.

Il corpo della donna venne trovato murato all’interno di una cantina nella disponibilità di Cianfarani nel giugno del 2013.

Il ricorso era fondato sul fatto che l’uomo non avesse ucciso Samanta, morta per una caduta dalle scale, ma ne avesse solo occultato il cadavere e gli accertamenti compiuti sul cadavere non erano attendibili a causa dell’avanzato stato di decomposizione del corpo.

I giudici della suprema Corte hanno quindi confermato le sentenze di primo e secondo grado che parlavano di un omicidio d’impeto maturato al culmine di una discussione in quello stesso appartamento di Cianfarani.