Terni – 27 mag – La procura della Repubblica di Terni ha chiuso le indagini relative alla compravendita del castello di San Girolamo di Narni contestando le accuse di associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti, truffa e riciclaggio. Tra gli indagati spicca il nome di monsignor Vincenzo Paglia, attuale presidente del Pontificio consiglio per la famiglia e nativo di Boville Ernica. A lui viene contestato di non essersi accorto della progressiva opera di spoliazione dei beni immobili della diocesi, compiuta da persone di fiducia della curia.

Per lo stesso motivo sono indagati il vicario episcopale della diocesi Francesco De Santis ed il presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, Giampaolo Cianchetta.

Il capo d’imputazione parla di associazione per delinquere. Per l’accusa, gli indagati avrebbero manovrato la compravendita del castello di San Girolamo, acquistato formalmente da parte della
Imi immobiliare srl, in realtà, per il pm Elisabetta Massini, comprato con i soldi della Diocesi di Terni- Narni – Amelia, che aveva un buco di 25 milioni di euro.

Indagati anche Paolo Zappelli (amministratore unico della Imi immobiliare ed economo della diocesi), Luca Galletti (direttore dell’ufficio tecnico della diocesi), Antonio Zitti (dirigente all’urbanistica del Comune di Narni), Stefano Bigaroni (ex sindaco di Narni), Alessia Almadori (dirigente finanziaria del Comune di Narni), Alessandra Trionfetti (architetto del Comune di Narni) ed il notaio Gian Luca Pasqualini.

Monsignor Paglia non ha ancora ricevuto la comunicazione ufficiale dalla Procura. In poche righe commenta: «Resto a disposizione dell’autorità inquirente e confido totalmente anche nella giustizia terrena».