FROSINONE/LATINA – 02 APR – Il decreto svuota carceri diventato legge lo scorso agosto non ha portato i risultati sperati secondo la federazione nazionale sicurezza della Cisl Lazio che in un report racconta attraverso i numeri gli ultimi 7 mesi all’interno delle strutture detentive regionali. I reclusi continuano ad aumentare secondo il segretario generale Massimo Costantino che prende in esame il dato ufficiale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria. Le cifre raccontano che i detenuti nelle 14 carceri del Lazio in tre mesi – da dicembre 2014 a marzo 2015 – sono aumentati di 216 unità. 5.816 in tutto, 702 in più rispetto ai 5.114 posti disponibili.
E gli istituti penitenziari dove si registra la maggiore sofferenza sono Roma Rebibbia, Regina Coeli e Frosinone. Nel carcere ciociaro i detenuti sono 492 rispetto ai 310 che potrebbe sostenere la struttura con un sovraffollamento di 182 unità. 73 invece i detenuti in più rispetto alla capienza massima nella casa circondariale di Latina. La situazione migliore, secondo i numeri diffusi dal sindacato, si registra nel carcere San Domenico di Cassino dove i detenuti regolamentare previsti sono 203 , quelli realmente presenti 213, con un sovraffollamento di 10 unità.
Per la Federazione nazionale sicurezza Cisl Lazio i dati evidenziano tre aspetti: il primo è dato dal fallimento del decreto svuota carceri. Le novità introdotte, come i braccialetti elettronici, l’affido in prova, la detenzione domiciliare al fine di evitare la detenzione in carcere, non hanno portato i risultati sperati se non nei primi tre mesi di nuova gestione.
Il secondo punto evidenzia le condizioni detentive dei carcerati che non possono migliorare, così come richiesto all’Italia anche dall’Unione Europea, se non si risolve in modo energico il problema del sovraffollamento. Il terzo aspetto su cui pone l’accento il sindacato racconta l’affanno vissuto quotidianamente dal personale in forza presso le carceri laziali, esiguo rispetto alle necessità, secondo la Cisl. Un problema che rischia di innescare tensioni sociali all’interno delle strutture detentive.