ROMA – 18 FEB – Lavoro irregolare, mancanza di rispetto delle norme di sicurezza, e quindi un alto numero di infortuni. È il ritratto del settore edile del Lazio tracciato da uno studio della Feneal Uil e della Uil di Roma e del Lazio.
Sono oltre 45 mila i lavoratori regolari nella regione. A questi si aggiungono circa 20 mila lavoratori irregolari o in nero. Numero quest’ultimo sempre più in crescita soprattutto dal 2008 a oggi, periodo in cui quasi 50 mila addetti hanno perso il lavoro.

La situazione di crisi ha prodotto, oltre la perdita di posti di lavoro, la chiusura di oltre 4.000 aziende edili e una riduzione di circa il 50% delle ore di lavoro.
Secondo il sindacato, il settore delle costruzioni è estremamente esposto all’infiltrazione mafiosa, tanto che “il Lazio è diventato un vero e proprio laboratorio criminale”. Dove per criminalità – sottolinea la nota – non si intende soltanto la mafia vera e propria ma anche il sistema di corruzione negli appalti pubblici portato alla luce soprattutto dall’inchiesta di Mafia Capitale.

L’edilizia, insieme all’agricoltura e al terziario, è il settore con la più alta percentuale di lavoro nero o irregolare e i cantieri risultano essere i luoghi di lavoro dove meno si rispettano le normative sulla sicurezza. Non è un caso, per questo, che circa il 20% degli infortuni mortali sul lavoro avvengano in campo edile. Gli ultimi dati parlano di oltre mille morti sul lavoro in tutta Italia nel 2014, 56 nel Lazio, 6 a Latina e 5 a Frosinone.