LATINA – 17 GEN – Costretti ad iscriversi al sindacato e, una volta con la tessera in tasca, a lavorare 12 ore al giorno per meno della metà della paga base. Rispettando un regolamento che imponeva l’ubbidienza totale e nessun diritto. È il quadro ricostruito dalla polizia durante mesi di indagini, culminate in mattinata con 6 arresti, tra i quali quello di un sindacalista della provincia di Frosinone e di un ispettore del lavoro.

I reati ipotizzati vanno dall’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro, all’estorsione;dall’autoriciclaggio, alla corruzione e fino ai reati tributari.      A portare avanti le indagini sono stati i poliziotti della Squadra Mobile di Latina e del Servizio centrale operativo.

Nelle varie relazioni di servizio accumulate durante le settimane di indagini si parla di “sfruttamento selvaggio della manodopera straniera”.

Oltre ai 6 arrestati ci sono altri 50 indagati destinatari della misura cautelare, vi sono ulteriori 50 indagati: si tratta di imprenditori agricoli, commercialisti, funzionari ed esponenti del mondo sindacale, che avrebbero dovuto vigilare sulla legalità nel mondo del lavoro e tutelare i lavoratori.

Solo la settimana scorsa, Regione e sindacati avevano sottoscritto un protocollo con il quale sradicare il caporalato in provincia di Latina. Un’intesa nella quale al sindacato veniva affidato un ruolo centrale.

Gli arrestati, secondo le accuse reclutavano e sfruttavano stranieri centrafricani e romeni. Lo facevano utilizzando una cooperativa di Sezze che faceva da centrale e poi distribuiva in modo illecito la loro manodopera a centinaia di azienda agricole.

In questo modo la società aveva monopolizzato il settore dei braccianti nelle provincie di Latina, Frosinone, Romae Viterbo.

Gli stranieri venivano trasportati nei campi a bordo di pulmini, privi dei più elementari sistemi di sicurezza. Erano costretti ad affrontare una giornata lavorativa di almeno 12 ore con una paga più bassa della metà del minimo.

Un giro che – sospetta la Polizia – veniva coperto dal sindacalista di Morolo e dall’ispettore del Lavoro arrestati all’alba.

L’indagine era partita alla fine del 2017, con gli interventi disposti dal Servizio centrale operativo collegati all’operazione Freedom.

Gli accertamenti sui conti hanno portato al sequestro di 5 abitazioni, 3 depositi, 3 appezzamenti di terreno, 9 autovetture, 36 tra furgoni e camion, 1 società cooperativa, 4 quote societarie e numerosi rapporti bancari, per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro.

Il sindacato Cisl ha immediatamente sospeso da ogni carica e attività il suo rappresentante sindacale, dichiarando la massima fiducia nella magistratura. Alla quale oggi è andato il ringraziamento del governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti, per i risultati raggiunti.