FROSINONE – 25 APR – Ha legato il suo nome al periodo d’oro del Frosinone e lo ha fatto in maniera indissolubile, fondendosi in un’unica cosa. Marco Giannitti, il direttore sportivo che dal 2013 è stato il braccio operativo e vincente nel mercato firmato Stirpe, ha salutato i suoi tifosi, la sua gente, attraverso un post sulla sua pagina Facebook. “Oggi sono qui a salutarvi, anche se avrei voluto che questo momento non arrivasse mai”, parte così la sua lettera aperta a quei tifosi che col passare del tempo per lui sono diventati amici, gente di famiglia.

            Giannitti ha parlato di vittorie, di traguardi raggiunti in campo, ma anche fuori e cita uno dei risultati più grandi: “far innamorare di questa maglia una nuova generazione di tifosi”. Ci ha tenuto a dire che vorrebbe abbracciare e ringraziare uno ad uno tutti i tifosi, quelli che gli hanno fatto sentire sempre la loro vicinanza. E poi ringrazia i suoi ragazzi: “Straordinario gruppo di uomini prima che calciatori con i quali è stato possibile realizzare tutto questo. Hanno dimostrato che non esistono limiti ai sogni”.

            Non ci sono ringraziamenti particolari ai vertici della società e neanche un richiamo a quanto accaduto o non accaduto in questi mesi, nessuna polemica o acredine, solo un generico grazie a tutto il personale del Frosinone Calcio “La cui professionalità ha permesso di portare avanti il progetto”. E poi torna a parlare dei tifosi, del Matusa, della curva nord, del nuovo stadio. “Da professionista – si legge – ero consapevole che prima o poi questo momento sarebbe arrivato, quello che non sapevo è che sarebbe stato così difficile dirvi addio”.

            E poi Giannitti conclude parlando del suo futuro e lo fa promettendo che nel suo cuore ci sarà sempre un posto privilegiato per questa città: “Le nostre strade si dividono, ma il legame non si spezzerà mai. Nulla potrà cancellare le pagine di storia che abbiamo scritto insieme”. Questa la chiosa, queste le sue ultime parole ai tifosi del Frosinone da diesse giallazzurro, anche se magari non lo era più da qualche tempo, ma le formalità in certi casi contano davvero poco. Chi fa la storia conserva un posto che nessun contratto può regolamentare, è per questo che tutti i tifosi continueranno a salutarti così: “Ciao direttò”, “Ciao Marco”.