Cassino – Frode nel settore alimentare e truffa ai fornitori. Tre arresti

Un’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale nel settore della grande distribuzione alimentare e alla truffa nei confronti dei fornitori.

E’ quella ipotizzata dalla Procura di Frosinone e dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale. Tre persone sono state arrestate: in carcere è finito  quello che viene ritenuto il dominus dell’organizzazione:un 51enne di Cassino con alle spalle già un importante carriera criminale.

Secondo gli inquirenti l’uomo aveva  una capacità intimidatoria e, allo stesso tempo, di reclutamento dei sodali.

Ai domiciliari sono finiti un 64enne di Grosseto e un 45enne della Provincia di Avellino. Agli arrestati viene contestata l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, cosi come ad altri due indagati, un’autista di Anagni e un ex dipendente di una società fornitrice, originario di Terni.

Sono 26 le persone indagate a vario titolo: sotto la lente di ingrandimento sono finite 14 società.

Le indagini, condotte dai finanzieri di Cassino, sono partita nel 2015 quando, in territorio di Ferentino fu fermato un furgone che trasportava merce alimentare.

Le due persone a bordo non seppero dare giustificazioni sulla provenienza e sulla destinazione di quegli alimenti. Da lì l’inchiesta che ha portato a smantellare quello che viene ritenuto un sistema al capo del quale c’era proprio il 51enne cassinate.

Il sistema si basava su una serie di società cartiere  e su vari prestanomi riconducibili al gruppo: questi – secondo le accuse –  acquisivano credibilità sul mercato presentando bilanci falsificati: presentavano anche false dichiarazioni di intento relative all’esportazione della merce all’estero per evadere l’Iva.

Dopo aver carpito la fiducia dei fornitori con iniziali operazioni andate a buon fine il gruppo – sostiene l’accusa- eseguiva ingenti ordinativi di merce  senza pagare.

Le truffe commesse ai danni di noti brand come Coca Cola, Peroni, Ferrero, hanno consentito al gruppo di acquisire ingenti quantitativi di prodotti alimentari  e venduti poi a prezzi molto inferiori rispetto a quelli di mercato.

L’esame dei flussi finanziari e i vari movimenti bancari ha consentito di individuare le tracce di tutti gli incassi delle attività illecite, fino ad arrivare  al dominus del sodalizio, il 51enne cassinate. I membri del gruppo avevano un tenore di vita elevatissimo e non proporzionati a quanto dichiarato al fisco.

I ricavi non dichiarati dalle varie società coinvolte, secondo la finanza, ammontano a 26 milioni, l’emissione di fatture false a 35 milioni ed l’evasione dell’Iva per 10 milioni.  Le perdite per i fornitori ammontano a circa 2 milioni di euro.