Cisterna – Omicidio Desiree, gli interrogatori: parla solo uno ed ha fatto altri nomi

ROMA – 27 OTT – Ha parlato uno soltanto. Ed ha fatto i nomi di chi c’era. Gli altri invece hanno preferito tacere. Per questo sono bastate un paio di ore ai magistrati per compiere gli interrogatori di garanzia dei tre in carcere a Regina Coeli per l’omicidio di Desiree Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina morta dopo ore di stupri e droga in uno stabilie abbandonato della Capitale. Una non zona, in pieno centro, occupata da pusher, clandestini e tossici che devono consumare lì la loro dose.

Il giudice Maria Paola Tomaselli ha convalidato il fermo: in pratica ha detto che gli investigatori hanno agito correttamente quando hanno bloccato quelle tre persone.

Ora vuole capire il resto. Chi c’era, chi ha dato droga in cambio di sesso ad una ragazzina di 16 anni, chi ha visto e non ha fatto niente nei due giorni in cui Desirée è rimasta in quel non luogo tra droga e gente che ne abusava in cambio di cocaina, eroina e crack. Ma anche gente che lo ha fatto approfittando del suo stato di incoscienza.

La convalida dei fermi è il primo passo. Significa che trova conferme la ricostruzione fatta dagli investigatori coordinati dalla procura di Roma.

Fondamentale è stata la deposizione dell’unico che ha parlato, il senegalese Brian Minteh, detto Ibrahim. Non hanno parlato l’altro senegalese, Mamadou Gara, detto Paco, e il nigeriano Alinno Chima, conosciuto come Sisko.

Ora si attende il verdetto da Foggia per il ghanese Yusif Salia, bloccato ieri con 10 chili di marijuana.

Ibrahim ha fatto i nomi di chi c’era. Le indagini parlano di almeno una dozzina di persone. Sono già partiti gli accertamenti. Molti di loro hanno lasciato la loro firma sul corpo della sedicenne e basterà confrontarla con il dna.