Coreno – Omicidio nella cava, in appello i giudici dispongono una perizia

CORENO – 14 NOV – Sarà una perizia a ricostruire la ‘scena del crimine’ con riferimento all’omicidio dei fratelli Giuseppe e Amilcare Mattei, importanti imprenditori del settore marmifero, trovati freddati nel novembre 2014 nella loro cava di Coreno Ausonio (Frosinone). L’ha deciso la prima Corte d’assise d’appello nell’ambito del processo che vede sul banco degli imputati Giuseppe Di Bello, 37enne condannato in primo grado all’ergastolo per le accuse di duplice omicidio e tentata rapina. Oggi, il Pg Vincenzo Saveriano, a conclusione della sua requisitoria, aveva chiesto ai giudici d’appello di confermare la sentenza di condanna per Di Bello (alla richiesta si è associato il legale di parte civile, mentre il difensore dell’imputato ha tentato di confutare l’ipotesi accusatoria); dalla camera di consiglio, però, i giudici non sono usciti con la sentenza, bensì con un’ordinanza con la quale hanno ritenuto necessario disporre una perizia sulla ricostruzione della scena del crimine attraverso l’esame tecnico di tutti gli elementi già noti e mediante un eventuale sopralluogo. Già indicato nel professore Francesco Romolo colui che effettuerà l’accertamento; la prossima settimana, l’affidamento dell’incarico. Era il 7 novembre 2014 quando, nella cava della famiglia furono trovati morti i fratelli Giuseppe e Amilcare Mattei, e ferito lo stesso Di Bello. Dopo essere stati fatti oggetto di numerosi furti di gasolio, i due avevano posizionato nella cava un ‘fototrap’ nella zona dove trovavano rifugio gli escavatori. Poco dopo mezzanotte Amilcare fu svegliato da un messaggio sul telefonino che segnalava l’attivazione del dispositivo di controllo; insieme con il fratello andò sul posto. I due fratelli all’alba furono trovati morti; erano stati colpiti da arma da fuoco e accanto a loro c’era anche il corpo ferito di Di Bello. Proprio da 7 fotogrammi isolati dal fototrap fu individuata una persona aggirarsi sul posto; una perizia concluse con la compatibilità di quella sagoma con Di Bello. L’uomo, però, sostenne che quella notte si era recato a dare acqua alle mucche, quando aveva sentito rumori provenire dalla cava dei Mattei; vide ombre e poi fu colpito, svegliandosi in ospedale. All’esito del processo fu condannato all’ergastolo; adesso attende la decisione d’appello.