FERENTINO – 16 OTT – Nel suo sangue sono state trovate tracce di cocaina e metadone: ma lui alla guida di quella macchina non doveva proprio esserci. La patente infatti gli era stata revocata nel 2006, a causa di un provvedimento di sorveglianza speciale cui era stato sottoposto per un anno, e ancora non aveva i requisiti per chiederla di nuovo. Ma nonostante questo Francesco Scarsella aveva preso la smart e stava percorrendo la Casilina: lì ha incrociato la moto sulla quale viaggiavano un ingegnere che lavorava nello stabilimento Fca e sua moglie. Lo scontro tra i due mezzi è stato fatale per la giovane coppia: Scarsella invece ha riportato solo delle fratture. In tarda serata è stato arrestato dai carabinieri ed ora è piantonato in ospedale: è accusato di omicidio stradale.

Le salme delle sue vittime, Giancarlo Marrandino e la moglie Rosaria Orlando, originari di Aversa e di Sant’Antimo, si trovano negli obitori di Frosinone e di Latina: lui è morto sul colpo, e quindi il corpo portato in ospedale a Frosinone, lei invece è deceduta al Goretti, dove era stata trasferita in eliambulanza.

Tony Ceccarelli, l’avvocato dell’arrestato, spiega come non ci siano ancora certezze sul fatto che guidasse sotto l’effetto di droga: la presenza dello stupefacente nel suo sangue non dimostra, dice, che non fosse lucido. L’assunzione potrebbe risalire anche a parecchi giorni prima. Ha infatti raccontato lui stesso con chiarezza i dettagli dell’incidente. Scarsella aveva diversi precedenti, ma da almeno 4 anni non commetteva reati. Aveva seguito un programma di recupero per risolvere il problema della tossicodipendenza presso la Comunità In Dialogo di Trivigliano.