FONDI – 13 SET – Tentacoli mafiosi sull’indotto del Mercato ortofrutticolo di Fondi: è l’ipotesi investigativa che ha portato i carabinieri del Comando Provinciale di Latina ad eseguire tra Fondi, Terracina e Mondragone 6 ordinanze di custodia cautelare (3 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) emesse dal Gip del Tribunale di Roma.
I provvedimenti sono stati emessi a carico di soggetti appartenenti alla famiglia D’Alterio: sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, impiego di denaro di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni, commessi con l’aggravante del metodo mafioso (art. 416 – bis.1 del codice penale). I carabinieri hanno proceduto anche al sequestro preventivo delle quote e del patrimonio aziendale di una società di trasporto, “la Suprema s.r.l.”.
Le altre due persone per cui sono state emesse le misure cautelari sono ricercate. I provvedimenti sono scaturiti da un’articolata attività d’indagine denominata “Aleppo”, avviata sulla base di accertamenti compiuti dalla tenenza carabinieri di fondi e proseguita, sotto la direzione DDA di Roma: gli inquirenti ipotizzano il controllo esercitato dalla famiglia d’Alterio sull’indotto del M.o.F., ottenuto anche grazie a radicati collegamenti con i clan camorristici casertani.
Secondo le accuse il gruppo familiare capeggiato da Giuseppe d’Alterio, alias “Peppe o’ marocchino” ha esercitato un potere intimidatorio di tipo mafioso al fine di monopolizzare i trasporti da e per il m.o.f., imponendo anche una propria “tassa” ai movimenti effettuati dalle altre ditte. Per l’accusa ha assunto il controllo della società “La suprema s.r.l.”, fittiziamente amministrata da prestanome ma di fatto gestita dai figli di D’Alterio, al fine di acquisirne i profitti eludendo le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali.
Ha anche minacciato un imprenditore della provincia di Viterbo per tornare in possesso di beni che il medesimo aveva acquistato a un’asta pubblica, dopo che erano stati sottratti agli stessi D’Alterio in esecuzione di una misura di prevenzione.
In carcere Sono finiti Giuseppe, Luigi e Armando D’Alterio. Ai domiciliari Melissa D’Alterio, Anna D’Avia e Matteo Simoneschi.