FROSINONE – 06 NOV – Non è stato un attentato. Non si può parlare di vendetta. Iniziano a prendere forma le ipotesi investigative della squadra mobile di Frosinone che indaga sull’incendio divampato sabato mattina nell’area industriale al confine con Patrica dove un deposito di pellame è andato distrutto da un incendio.

Le indagini proseguono serrate per capire cosa sia accaduto e individuare i responsabili di un danno che, da una prima stima, supera il milione di Euro.

Ed intanto proseguono le attività di spegnimento degli ultimi focolai, rese difficoltose dall’instabilità della struttura provata dal rogo. I vigili del fuoco stimano di ultimare l’intervento nella giornata di giovedì. Solo a quel punto di potrà procedere con il sequestro dell’area, passo utile questo per i sopralluoghi necessari a chiarire i contorni della vicenda. Per ora indispensabili sono risultate le immagini delle telecamere poste a ridosso dei depositi.

Dal fronte ambientale invece, l’Arpa Lazio ha reso noto i valori relativi alle analisi effettuate in prossimità del capannone. Scongiurato il rischio di diossina: i valori si attestano sullo 0,03 picogrammi per metro cubo. il 26 giugno scorso, per l’incendio alla Mecoris, la prima rilevazione dell’Arpa lazio diede un valore di 0,26.

Il range dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è tra 0,1 e 0,3.La concentrazione di benzopirene è stata pari a 0,26 nanogrammi per metro cubo. La media annua è pari ad 1. Per quanto riguarda il Pcb, ovvero i composti inquinanti di derivazione industriale, il valore emerso è stato di 178 picogrammi per metro cubo.  In questo caso non c’è una soglia di riferimento. Si può fare un confronto con la prima rilevazione per l’incendio alla Mecoris di Frosinone: in quel caso il  valore fu di 268. Facendo altri esempi: nell’incendio dell’EcoX di Pomezia del 2017 se ne registrarono 394, al Tmb di Salario si arrivò a 1019.