LATINA – 06 SET – Una penisola eterogenea: il servizio mensa per le scuole non segue le stesse regole lungo lo stivale ma muta in base ad una serie di discriminanti. da Nord a Sud le differenze sono notevoli, evidenzia il rapporto save the children che sottolinea come solo un alunno su due ha la possibilità di usufruire del servizio. I  numeri si riferiscono alle scuole elementari e medie nei 45 capoluoghi italiani presi in esame nel rapporto che valuta tariffe, agevolazioni, esenzioni e trattamento delle famiglie morose. In base a questi elementi è emerso che le primarie del sud sono quelle in cui esistono più lacune: Reggio Calabria, Siracusa e Palermo hanno una media che si attesta al 5%, ben lontana dal 48 della media italiana. Anche il Lazio è lontano da ques ta cifra con Latina al 18,52%, l’unica tra le 45 città ad essere presa in esame nel Lazio.

 Dunque poco meno di un bambino su 4 nel pontino frequenta un istituto in cui è attivo il servizio refettorio. Tra quelli attivi solo il 21 per cento degli studenti ritiene conveniente fermarsi a scuola a pranzare.

Per quanto riguarda il capitolo tariffe si va dalla cifra minima di 30 centesimi per Palermo alla massima di  7 euro per Ferrara. In ogni caso la ratio per tutte le città prese in esame è evitare il pagamento a quelle famiglie con un isee inferiore ai 5000 euro. E così accade anche in provincia di Latina dove i nuclei familiari con un Isee inferiore ai 20 mila euro versano 2 euro e 30 a pasto, una cifra contenuta rispetto alle realtà analizzate nel rapporto Save the children.

 Tra le 45 città prese in esame sono 35 i comuni, tra cui Latina, dove il servizio mensa non viene sospeso nonostante qualche ritardo nei pagamenti. In ogni caso resta nei limiti la percentuale dei genitori morosi che si attesta al 5% del totale, perfettamente in linea con quanto succede nel resto della Penisola.