LATINA – 16 GIU – Una serie di attentati contro due imprenditori, di cui uno di Latina, andati avanti per quattro anni dal 2012 al 2016, oggi hanno portato a quattro arresti con le accuse a vario titolo di tentato omicidio, estorsione, usura ed altri reati tutti commessi per gli inquirenti con l’aggravante del metodo mafioso. Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati e da quelli della Compagnia di Pomezia.

            Tutto è iniziato con un attentato a Tor Vajanica: 28 colpi di fucile automatico contro la villa di un imprenditore del posto che in quel momento, nel 2016, era in casa insieme a tutta la sua famiglia. Dalla visione delle telecamere di sicurezza della villa era stato appurato che due persone, entrambi con volto coperto, erano entrate in azione ed una di loro, dal tetto di un’auto aveva esploso la raffica di colpi contro la villa.

            L’attentato da cui è scaturita l’indagine era solo l’ultimo di altri episodi commessi ai danni dell’imprenditore di Pomezia e di un altro pontino: i due erano in società. Una escalation di violenza che ha di fatto distrutto la vita e le abitudini di due famiglie. I primi due attentati si sono registrati proprio nel pontino, ad Aprilia, con il lancio di alcune cartucce nel giardino dell’abitazione dell’imprenditore, ma anche con colpi di pistola contro l’appartamento dell’uomo.

            All’imprenditore di Pomezia invece è stato riservato il trattamento più cruento: due bombe a mano lanciate nel giardino nel 2015 e poi la raffica di fucile automatico, unico evento denunciato. Per i carabinieri il tutto è inserito all’interno di dinamiche estorsive, con ripetute minacce da parte di due fratelli calabresi da anni residenti in provincia di Latina. Secondo le accuse i due avevano prestato 13 milioni di euro agli imprenditori, che ne avevano restituiti 17. Ma per i calabresi non era abbastanza: l’imprenditore pontino ed il suo socio dovevano versare altri 25 milioni, somma mai versata per il fallimento della società.

            Gli aguzzini allora hanno prima preso di mira l’imprenditore pontino e poi, quando l’uomo si è reso irreperibile, si sono concentrati sul suo socio. All’uomo di Pomezia erano stati estorti 300 mila euro, orologi per altri 340 mila ed infine con un piano di rientro da 300 mila euro al mese l’uomo sarebbe dovuto arrivare a 25 milioni. Quella somma non è mai arrivata però. L’aggravante mafiosa, spiegano i carabinieri, è certificata dall’utilizzo delle armi impiegate dai due fratelli e dalle loro frequentazioni con personaggi della criminalità calabrese, alcuni dei quali avrebbero anche preso parte ad incontri ad Aprilia per concordare il piano di rientro dal prestito.