MONDRAGONE – 13 OTT – Stranieri sfruttati tra il Mof ed il casertano: braccianti agricoli, soprattutto bulgari, reclutati ogni giorno – secondo le accuse – da due “caporali”: un 49enne tunisino e la sua compagna, una coetanea di origine ucraina, sono stati arrestati, e posti ai domiciliari, dalla Guardia di Finanza di Mondragone su disposizione della procura si santa Maria Capua Vetere.

I braccianti secondo gli inquirenti venivano  utilizzati per la raccolta di prodotti ortofrutticoli in due  aziende a Fondi e a Falciano del Massicco, nel casertano.

Le indagini sono iniziate nel 2016: i due “caporali” sono accusati di aver impiegato i lavoratori in  condizioni degradanti,  di sottopagarli,  di sorvegliarli attentamente. Braccianti che non potevano neanche comunicare tra loro, con orari di lavoro impossibili.

Gli inquirenti sono riusciti a chiudere il cerchio anche grazie alle testimonianze degli stessi braccianti agricoli sfruttati.

Nel corso delle indagini è emersa quella che gli inquirenti ritengono essere un’attività illecita organizzata nei minimi dettagli che, potendo contare su una domanda continua da parte di alcune aziende, reclutava a Mondragone e sul litorale domizio decine di stranieri, per lo più bulgari, ma anche tunisini e ed ucraini, in numero mai inferiore  ai 30 e con picchi fino a 90 al giorno, trasportati sui luoghi di lavoro stipati in furgoni del tutto inadeguati.

Il modus operandi dei caporali nel tempo si era perfezionato per evitare i controlli: erano arrivati a costituire delle individuali  che utilizzavano per assumere, solo formalmente, un parte dei braccianti agricoli posti a disposizione dei committenti, non pagando oneri contributivi e previdenziali.

Nell’ambito dell’indagine risultano indagati, in concorso con i caporali, due committenti: un 61enne di Fondi e un 53enne di Giugliano in Campania, commercianti all’ingrosso di frutta.

Secondo le indagini si era creato un vero e proprio rapporto di collaborazione  tra il singolo commerciante ed il caporale di riferimento tanto che quest’ultimo diventava per il commerciante stesso una persona di fiducia.

Ed i committenti alimentavano questo sistema illegale pagando in contanti le prestazioni in nero e ed i compensi ai caporali.