MOROLO – 15 LUG – Le attenzioni degli inquirenti si erano incentrate da tempo quell’azienda di Morolo. Ad insospettire carabinieri Forestali e Polizia Provinciale la densa coltre schiumosa provenire dallo scarico della società. In particolare  – sostengono gli inquirenti – i reflui dello scarico stagnavano in una pozza schiumosa direttamente sul suolo, per poi convogliare, senza tubazioni protettive, nel fiume Sacco.

Le analisi dell’ ARPA LAZIO sui reflui hanno rilevato un superamento dei limiti imposti dalla legge per i parametri relativi ai solfiti e tensioattivi totali.

Le verifiche sono state indirizzate al sistema di raccolta e depurazione delle acque di processo, domestiche e meteoriche della società, a valle della depurazione, nonché sullo stato autorizzativo dello scarico in oggetto.

Secondo la ricostruzione di Forestali e Polizia Provinciale la società avrebbe dovuto scaricare i propri reflui direttamente su acque superficiali, mentre nei fatti lo scarico avveniva a circa trenta metri dal fiume Sacco.

Ciò è potuto accadere perché – ipotizza l’accusa –  il tecnico della società, nell’istanza autorizzativa, ha fatto figurare lo scarico come recapitante reflui direttamente sul fiume, mentre nella realtà la tubazione si fermava molto prima, scaricando i reflui sul suolo. Nelle scorse ore, pertanto, è stato eseguito il decreto di sequestro emesso dal Gip del Tribunale di Frosinone su richiesta della Procura.

Il rappresentante della società è stato denunciato in quanto  la società scaricava i reflui direttamente sul suolo. Ma lo stesso è finito nei guai, insieme al tecnico della società, con l’accusa di aver redatto dei documenti relativi ad ottenere l’autorizzazione allo scarico delle acque reflue industriali, domestiche e meteoriche, nei quali si attestava falsamente che lo scarico avvenisse sul corpo idrico.