CASSINO – 20 SET – Il gravissimo episodio di violenza domestica e di degrado sociale di Frosinone, sfociato nella morte della vittima, è lo specchio di una delle forme più infide ed, aimè, diffuse di violenza, quella silente, che matura tra le pareti domestiche, all’ interno di un contesto familiare che da nido, cupola di protezione, si trasforma, molto spesso, anche lì dove non incidono fattori di carattere sociale, in una trappola per la vittima. Una gabbia dalla quale è faticoso, è estremamente complesso fuoriuscire, liberarsi dalla catene metaforiche che separano la libertà dalla costrizione, dalla sudditanza. Una violenza, quella domestica, che, pur non potendo ascriversi alla categoria di genere, vede tra le vittime soprattutto donne. Ritengo che la vera battaglia contro ogni forma di violenza e, specie contro la violenza sulle donne, si combatta dall’ educazione, dalla formazione scolastica. Credo fermamente che il problema sia alla base, alla radice, nell’assenza di una cultura al rispetto dell’ altro, del dialogo, del confronto verbale che, molto spesso viene a mancare nei contesti familiari, e che fa sì che gli attriti sfocino in una violenza ingiustificabile e deleteria. Queste carenze, queste forti mancanze, riscontrabili all’interno della società civile, possono essere compensate dalla scuola che, accanto all’ indiscutibile valore accademico, ha il dovere di incidere sulla formazione umana, sulla formazione del civis, del cittadino modello. Pertanto, faccio appello al Provveditorato agli Studi di Frosinone, affinché si riservi ampio spazio, nei nostri istituti scolastici, alla lotta contro ogni forma di violenza e contro la violenza di genere, mediante progetti che vedano coinvolte anche le famiglie, che necessitano, specie in questo periodo storico, del supporto del personale docente e di specialisti della materia, quali psicologi, sociologi, nella formazione e nell’ educazione dei ragazzi.