FROSINONE – 24 NOV – In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, riceviamo da parte di Sara Battisti (PD) e pubblichiamo:

“In Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa per mano dell’uomo che diceva di amarla.
Il fidanzato, il marito, il compagno di una vita, incapaci di accettare l’abbandono e la sofferenza per un amore finito, uccidono.
Ogni 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, rinnoviamo l’appello alla classe dirigente, al Governo, alle Istituzioni tutte affinché si lavori seriamente per mettere fine a questi brutali omicidi.
Ogni 25 novembre vengono promosse iniziative dai partiti, dalle associazioni, dai cittadini che avvertono la necessità di non far spegnere i riflettori su questo tema.
A volte si ha la sensazione che poco si sia fatto e poco si continui a fare.
Eppure dall’inasprimento della pena ai piani antiviolenza che coinvolgono centri di accoglienza, forze dell’ordine e ospedali fino ad arrivare a letteratura, cinematografia, ci si mobilita per sensibilizzare ed educare, soprattutto le giovani generazioni, invitando alla denuncia sin da quando si subiscono atti persecutori e molestie verbali.
Nonostante quanto fatto dal Governo Renzi, soprattutto a seguito dell’approvazione in parlamento della Convenzione di Instambul, quanto fatto dalla Regione Lazio (un plauso per per i 5 milioni di euro destinati al sostegno delle strutture antiviolenza) e da parte di tante amministrazioni locali, non si registrano miglioramenti.
Le donne continuano a morire.
Si pensa sempre che sia un problema altro da noi, ma non è così.
Prima o poi una nostra amica, una familiare, una conoscente ci racconteranno il loro calvario, vissuto in silenzio e in solitudine.
Per questo ritengo ed ho sempre sostenuto con forza che bisognerebbe introdurre nelle scuole un’ora di insegnamento al rispetto dell’altro, all’educazione sessuale, alle pari opportunità.
Stimolare sin da piccoli una rivoluzione culturale che insegni ai bambini ed ai ragazzi a guardare il mondo con occhi nuovi e a sradicare stereotipi e modelli che,la statistica ci racconta, continuano a sopravvivere in tutte le regioni di Italia, in tutte le classi sociali.
I femminicidi infatti non conoscono disparità economiche, culturali.
Per questo penso che il Partito Democratico, i parlamentari e le parlamentari, debbano fortemente impegnarsi in questa direzione, continuando a rafforzare quella rete che consente attualmente di denunciare e al tempo stesso non rimanere da sole.
Bisogna lavorare con lo sguardo rivolto al futuro, per cambiare la cultura di un paese che ha abolito il delitto d’onore solo nel 1981.
E solo questori dovrebbe far riflettere”.