CASSINO – 19 APR – Il modus operandi era sempre lo stesso: arrivano sui luoghi dei colpi a bordo di una moto di grossa cilindrata di colore bianco e rossa, una Yamaha R/6, agivano sempre di sera e la loro specialità erano i distributori di benzina e le attività commerciali del Basso Lazio.

Tre persone di 37, 36 e 32 anni, originarie di Sant’Apollinare, San Vittore e Pico, sono state fermate dai carabinieri della Compagnia di Cassino, agli ordini del capitano Ivan Mastromanno, per rapina, sequestro di persona in concorso, detenzione e porto di armi illegali, truffa ed estorsione.

Ai tre vengono contestate sei rapine commesse tra il settembre ed il dicembre del 2017 tra  Cervaro, Spigno Saturnia, San Vittore, Rocca D’Evandro e Cassino. I tre formavano quella che è stata ribattezzata la banda della R/6, proprio per la moto utilizzata.

Durante ogni colpo il soggetto che materialmente compiva la rapina mostrava alla vittima  – senza tirarla fuori dalla cintola dei pantaloni – una pistola semiautomatica simile a quelle che usano le forze dell’ordine. I rapinatori, secondo gli inquirenti, durante i colpi avevano ruoli intercambiabili in modo da rendere più difficoltosa la loro identificazione.

A due delle tre persone finite nella rete dei militari, il 37enne ed il 32enne, cognati tra loro, viene contestato anche un episodio ai danni di un giovane barista di Mignano Montelungo che nel maggio dell’anno scorso si trovava in difficoltà finanziarie. I due – secondo gli inquirenti  – si sono “offerti” per aiutarlo ad ottenere un finanziamento da 20mila euro tramite una fantomatica società. Il 37enne però prima  gli  ha “spillato” 1000 euro e poi, dicono ancora gli inquirenti, gli ha chiesto altri 450 euro: quando il giovane ha capito di essere stato truffato si è rifiutato di pagare: è stato poi picchiato e rapinato  di altri 200 euro e di alcuni documenti personali. Il suo incubo è durato fino al mese scorso.

I carabinieri sono arrivati ai tre anche grazie ad una felpa rossa lasciata da uno dei tre rapinatori durante un colpo. Ma c’era anche un’altra particolarità che legava tutti i colpi in questione: tutti e tre le persone che entravano in azione avevano un accento riconducibile a persone dell’alto casertano, o quantomeno, del Basso Lazio. Anche da questi indizi si è stretto il cerchio su di loro.

Il Pubblico Ministero della Procura di Cassino, Roberto Bulgarini Nomi, condividendo quanto ricostruito dai carabinieri della Compagnia della città martire, e ravvisando il pericolo di fuga, ma anche il pericolo di reiterazione dei reati, ha emesso nei confronti de tre un decreto di fermo di indiziato di delitto eseguito dai militari: i rapinatori sono stati portati in carcere a Cassino.