Sono scattati di nuovo i sigilli alle due ville che erano già state sequestrate a marzo del 2018 nell’ambito di una operazione congiunta di carabinieri e finanza di Cassino, chiamata “I due Leoni”.

Quella volta furono arrestate sette persone, di due famiglie rom, accusate di gestire un vasto di giro di droga, in cui un ruolo fondamentale era svolto dalle donne.

Secondo la ricostruzione degli uomini del tenente colonnello Rapuano e del capitano Mastromanno, la base logistica del gruppo si articolava tra alcuni palazzi popolari nel quartiere di San Bartolomeo e in via Selvotta, dove si trovano appunto le due ville. Lì era stato organizzato, sempre nelle ipotesi degli investigatori un supermercato dello spaccio, con un servizio continuo h24. L’indagine prese il nome dalle due statue raffiguranti leoni posizionate all’ingresso delle ville. A marzo, oltre agli arresti, furono eseguiti anche dei sequestri di beni per un totale di un milione e duecentomila euro, tra cui le due lussuose abitazioni.

La difesa di uno degli arrestati però, contro questo provvedimento, fece ricorso al tribunale del riesame, che annullò il sequestro. Questo è avvenuto ad aprile.  Ma la procura non si è fermata.

Il sostituto procuratore Alfredo Mattei, che aveva coordinato le indagini, contro il dissequestro aveva presentato ricorso in Cassazione, chiedendo il ripristino della misura cautelare sulle due ville. Ora la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza di dissequestro: il Tribunale di Frosinone – Sezione del Riesame, è rientrato nel merito della prima decisione, e con propria ordinanza del 16/11/2018 ha confermato il primo sequestro emesso dal GIP di Cassino. Sono scattati così di nuovo i sigilli, apposti dai carabinieri della compagnia di Cassino e dai finanzieri del Gruppo di Cassino.