FROSINONE – 12 NOV – Occorre un cambio di rotta nella gestione delle autorizzazioni ambientali in provincia di Frosinone velocizzando l’iter burocratico e investendo sulle competenze. È quanto chiesto con voce unica dai sindacati nel corso della conferenza stampa tenutasi nella sala convegni della Cisl a cui hanno preso parte Farina (Filctem Cgil), Valeriani (Femca Cisl), Piscitelli (Uiltec), Valente (UGL chimici) e Arilli (Cisal).

Nel settore chimico-farmaceutico ciociaro che conta 4mila lavoratori diretti e 2mila e 500 indiretti contribuendo all’export laziale con ben 3,5 miliardi di euro, le difficoltà nell’ottenere le autorizzazioni ambientali rischiano di rallentare la produzione e aumentare un tasso di disoccupazione già molto più alto della media regionale.

La lentezza burocratica è riassunto in un parallelo tra quanto accade in Emilia Romagna, dove per le autorizzazioni ambientali AIA (autorizzazione integrata ambientale) e AUA (autorizzazione unica ambientale) si aspettano in media 316 giorni, e nel Lazio dove invece ne occorrono ben 725.

 

La preoccupazione dei sindacati riguarda due aspetti: le tempistiche troppo dilatate che,in un panorama molto competitivo, allontanano dal territorio gli investimenti che vengono effettuati in altre zone del paese ed il pericolo che anche l’esistente venga messo in discussione visto che le aziende, a causa del ritardo nelle autorizzazioni, rischiano di dover fermare gli impianti. Esistono industrie che avrebbero la volontà di investire oltre 150 milioni di euro per realizzare fabbriche più moderne e maggiormente rispettose dell’ambiente, aziende virtuose all’interno del Sin Valle del Sacco che vorrebbero continuare ad essere all’avanguardia ma hanno bisogno di avere meno burocrazia e iter più veloci da parte delle istituzioni preposte al rilascio delle autorizzazioni, cioè Provincia e Arpa Lazio.

Il prossimo 20 Novembre i rappresentanti delle organizzazioni sindacali incontreranno il Prefetto di Frosinone per fargli conoscere, nel dettaglio,tutte le criticità. Ci sono aziende che hanno chiesto l’autorizzazione allo scarico e che a distanza di cinque anni non vedono ancora la soluzione, imprese che hanno progettato investimenti di ampliamento per decine di milioni di euro e non hanno ancora avuto risposta: “Non chiediamo scorciatoie – chiosano i sindacati – ma semplicemente il rispetto dei tempi come avviene in altre provincie e regioni”.