Monte San Biagio – Aurora, il peruviano indagato per la sua morte era già stato espulso due volte

Ha numerosi alias e precedenti penali per rapina aggravata, violenza sessuale e immigrazione clandestina Emilio Gabriel Valdez Velazco. È il peruviano di 57 anni indagato per l’omicidio di Aurora Livoli, la 19enne di Monte San Biagio trovata morta nel condominio di un appartamento in Via Paruta a Milano. L’uomo verrà interrogato il prossimo 8 gennaio.

Intanto emerge  – a suo carico  – un suo passato inquientante. I precedenti per le violenze sono relativi al 2019, al 2024 e al 2025 ma il 57enne ha scontato il carcere a Pavia solo per la violenza sessuale commessa nel 2019.

Valdez Velazco, entrato in Italia dalla frontiera di Linate nel 2017, si è trattenuto oltre i termini consentiti, diventando quindi irregolare dal 4 agosto del 2019. Nei suoi confronti il prefetto di Milano aveva emesso il primo provvedimento di espulsione il 6 agosto dello stesso anno.

Il 16 giugno del 2023, Valdez Velazco aveva richiesto con kit postale il rilascio del permesso di soggiorno, in qualità di fratello di una cittadina italiana, permesso che gli era stato negato dal questore di Milano per motivi di pericolosità sociale, l’11 gennaio del 2024. Il 25 marzo del 2024, era stato arrestato perché rientrato in Italia prima che fossero decorsi 5 anni dall’esecuzione dell’espulsione.

Nei suoi confronti era stato nuovamente adottato un provvedimento di espulsione, per motivi di pericolosità sociale, emesso il 26 marzo del 2024 dal prefetto di Milano, ed eseguito con ordine a lasciare il territorio dal questore di Milano. In occasione della seconda espulsione, non era stato possibile procedere al rimpatrio immediato di Valdez Velazco perché il passaporto risultava scaduto il 2 maggio del 2022 e quindi non idoneo a consentire l’imbarco immediato.

Per questo motivo, era stata, quindi, richiesta l’assegnazione di un posto al Cpr affinché durante il trattenimento fosse possibile ottenere il relativo lasciapassare da parte dell’autorità consolare. Il posto, assegnato dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere nel locale Centro di Milano Corelli, è stato successivamente rifiutato a causa ”dell’inidoneità alla vita in comunità, decretata dal medico, per un’asserita patologia delle vie urinarie e nei suoi confronti er stato emesso un ordine a lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni”.