Tosse che dura oltre 20 giorni, raffreddore che persiste e tanta stanchezza. Dopo l’influenza in molti sperimentano la ‘lunga coda’ di fastidiosi postumi. “Una condizione comune a diversi pazienti”, conferma all’Adnkronos Salute Giorgio Sesti, docente di Medicina interna all’Università Sapienza di Roma. Questa ‘persistenza’ di sintomi una volta finita l’influenza è legata al fatto che siamo di fronte a “un virus particolarmente aggressivo e resistente.
Da qui “la persistenza dei classici disturbi – la tosse, raucedine, rinite – tipici segni dell’influenza che, però, anziché durare 3 o 5 giorni, qui durano anche tre settimane. Abbiamo, insomma una durata tripla o quadrupla dei postumi rispetto alle sindromi influenzali abituali, dovuta proprio all’aggressività del virus”. Per tenere a bada questi strascichi “possiamo usare i classici farmaci sintomatici con il consiglio del medico”.
A fronte di questa particolare virulenza è più che mai importante, ricorda il medico, “proteggersi e attuare le precauzioni di buon senso: non esporsi al freddo e al vento, adesso si sono abbassate le temperature. Bisogna poi ricordare di applicare le norme igieniche per evitare il contagio: lavaggio dalle mani, ricambio d’aria, non frequentare luoghi chiusi affollati”.





