Anagni – Novo Nordisk, dimezzato l’investimento della multinazionale in Ciociaria

Novo Nordisk congela metà dell’investimento di oltre 2 miliardi di euro previsto per lo stabilimento di Anagni, in provincia di Frosinone, nel Lazio. L’unico sito produttivo italiano della casa farmaceutica danese non perderà né la sua centralità, né i suoi livelli produttivi e i suoi occupati: il perimetro rimarrà pressoché invariato, intorno al migliaio di lavoratori, e le eventuali uscite saranno volontarie e per pensionamento o prepensionamento. La decisione rientra nella nuova strategia aziendale della multinazionale e non ha a che vedere con il tema dell’attrattività del nostro Paese per gli investimenti.

Il dialogo della multinazionale con i sindacati, la politica e le istituzioni è molto assiduo e c’è molta attenzione, come mostrano le tempistiche veloci con cui sono state risolte le questioni burocratiche. Basti ricordare che a fine gennaio si è conclusa, a tempi di record, la Conferenza dei servizi istruttoria della Regione Lazio, relativa proprio all’investimento sul sito di Anagni.

Alla riunione che è stata presieduta dal presidente della Regione Francesco Rocca, che conserverà anche il ruolo di commissario straordinario per l’investimento di Anagni, visto che comunque supererà il miliardo di euro, hanno partecipato tutte le istituzioni coinvolte e i rappresentanti aziendali.

Rocca ha ribadito la centralità del sito di Anagni per l’economia regionale e per l’intero comparto farmaceutico e proprio per questo si è impegnato a garantire tempi molto rapidi anche per la Conferenza dei servizi decisoria che partirà non appena la multinazionale formalizzerà l’investimento.

Sul piano globale, lo scorso settembre, la multinazionale ha annunciato di voler semplificare la propria organizzazione, aumentare la rapidità nei processi decisionali e riallocare le risorse verso opportunità di crescita. Nell’ambito di questa trasformazione parte del budget dell’investimento destinato all’Italia prenderà altre strade, mentre a livello globale ci sarà una riduzione della forza lavoro di circa 9.000 posizioni sulle 78.400 complessive dell’azienda, di cui circa 5.000 in Danimarca.