Cassino – Carcere: detenuto per la strage di Corinaldo appicca il fuoco in cella e aggredisce due agenti

Ha appiccato il fuoco nel carcere di Cassino e ha aggredito due agenti della polizia penitenziaria.

A denunciare l’episodio è il sindacato Sappe. Il recluso che si è reso protagonista del gesto è un soggetto condannato in via definitiva a 11 anni e 10 mesi di reclusione per la strage in discoteca a Corinaldo, tragedia che nel 2018 provocò sei morti e 59 feriti. Lo stesso uomo – dice ancora il sindacato –  già protagonista della clamorosa evasione durante un permesso concesso per la discussione della tesi di laurea e successivamente rintracciato e arrestato a Barcellona.

Cosa è accaduto a Cassino? Il recluso ha appiccato il fuoco a uno sgabello in dotazione alla cella, provocando una rapida propagazione del fumo all’intero primo piano del Reparto isolamento. Per garantire la sicurezza dei detenuti presenti e scongiurare conseguenze ancora più gravi, il personale di servizio ha immediatamente avviato le procedure di emergenza, trasferendo i detenuti nelle aree passeggio. Proprio durante queste operazioni, il detenuto ha improvvisamente aggredito un giovane agente, in servizio da pochi giorni, colpendolo con pugni e schiaffi. Successivamente, all’arrivo di un collega più esperto intervenuto in suo soccorso, il detenuto ha afferrato una gamba di tavolo prelevata dalla cella e si è scagliato contro il poliziotto, colpendolo ripetutamente alla schiena e alle gambe con estrema violenza.

I due poliziotti sono stati immediatamente soccorsi e poi refertati con cinque e sette giorni. Donato Capece, segretario generale del SAPPE, e Maurizio Somma, segretario regionale per il Lazio, esprimono «totale vicinanza e solidarietà ai colleghi feriti. Quanto accaduto a Cassino – dicono –  rappresenta l’ennesima dimostrazione di come il personale di Polizia Penitenziaria operi quotidianamente in condizioni estremamente difficili, esponendosi a rischi altissimi per garantire la sicurezza degli istituti e della collettività. Chi alza le mani contro un poliziotto penitenziario attacca lo Stato e deve essere perseguito con la massima intransigenza».