“Mai più, ciao Aurora”. Era il testo del biglietto che tenevano in mano donne e bambine che domenica sera hanno partecipato alla fiaccolata organizzata a Monte San Biagio in ricordo di Aurora Livoli, la 19enne uccisa a Milano. Un corteo silenzioso, persone commosse a muovere passi pieni di tristezza e dolore. C’erano i familiari, i suoi compagni, c’era chi la conosceva solo di vista, chi non la conosceva affatto. Tutti però hanno voluto partecipare per testimoniare vicinanza e affetto.
In testa al corteo i genitori della giovane, accompagnati dal parroco don Giuseppe Marzano, che ha parlato del lutto che ha colpito questa famiglia: “il lutto non è una malattia – ha detto – non va curato o elaborato. Non si può trattare la morte di una figlia come una piaga che passerà. Perché ve lo dico con tutto l’amore che ho: non passerà, però può essere trasformato”.
Il corteo si è fermato sotto il balcone della casa in cui Aurora è cresciuta. È lì che si sono alternati gli interventi di tante persone, i suoi docenti per esempio, ma anche una sua amica.





