Cassino – A Montecassino il Caco di Nagasaki: i bimbi piantano i sogni di pace accanto all’albero sopravvissuto all’atomica

“Succisa virescit: recisa, germoglia di nuovo”. È da questo motto dell’Abbazia di Montecassino che si è svolta una cerimonia dal forte valore simbolico, nel luogo che ottantadue anni fa fu devastato dalla guerra.

Il Caco di Nagasaki arriva fino a qui attraverso il progetto internazionale “Kaki Tree Project”, un percorso nato proprio dai semi e dalle talee di un albero di kaki   sopravvissuto al bombardamento atomico del 9 agosto 1945, e diffuso in Europa grazie alla rete Kaki Tree Project Europe   con base a Brescia. Un viaggio lungo decenni e continenti, che oggi ha trovato nuova vita nel cuore del Lazio.

Nel giardino dell’abbazia, la pianta è stata accolta dagli studenti dell’Istituto Comprensivo “Rita Levi Montalcini” e dell’Istituto Comprensivo Cassino 3, che hanno accompagnato il momento con canti, poesie e testi sulla pace scritti da loro. Nei biglietti deposti nella terra, i bambini hanno affidato i propri desideri di pace, insieme alle radici dell’albero sopravvissuto alla devastazione

Intenso anche il momento della bandiera della pace, la prima bandiera della pace che entro nello Stato Vaticano nel 2003 accolta da Giovanni Paolo II, stesa da insegnanti e  bambini  e poi portata fino al luogo della piantumazione, come un ponte di memoria e futuro.

Accanto a loro, una rete di istituzioni e associazioni: l’Abbazia di Montecassino, il Comune di Cassino, Nagasaki Brescia – Kaki Tree for Europe ETS, l’Associazione EQO,   Quis Contra Nos, Cassino Mia 1944, Pro Loco  , la Rete Pangea Scampia e il gruppo del bene confiscato Ferrajuoli di Afragola.

Presenti anche il sindaco Enzo Salera, don Luigi Di Bussolo, e Francesco Forletti per il Kaki Tree Project Europe, insieme alle realtà del territorio unite in un’unica visione.

E quando la terra ha accolto le radici del Caco di Nagasaki, non è stato solo un albero a essere piantato. È stata una promessa. Quella dei bambini, che affidano alla terra i loro sogni di pace, perché crescano — come quell’albero — più forti di ogni male