“Coloro che partecipando alle celebrazioni del reo intendano manifestare il loro rifiuto di sottomissione al Romano Pontefice e/o di comunione con i membri della Chiesa a Lui soggetti” incorrono nella scomunica latae sententiae. Lo afferma mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina, in una nota al clero e ai fedeli dopo che è stata dichiarata la scomunica latae sententiae a carico di don Leonardo Pompei “per aver commesso il delitto di scisma”. Il sacerdote era stato sottoposto a un processo penale extragiudiziale, condotto dalla diocesi di Latina su mandato del Dicastero per la Dottrina della fede, concluso a maggio con il decreto di condanna in contumacia. I fatti risalgono all’agosto 2025, quando don Pompei comunicò le dimissioni da parroco di S. Maria Assunta in Sermoneta e “di non sentirsi più in comunione con il vescovo diocesano e nemmeno con il Papa e con tutti i vescovi della Chiesa cattolica, come pure di non voler più celebrare la messa secondo la liturgia del Concilio Vaticano II”. Le posizioni furono espresse anche online. La nota richiama il precetto penale che imponeva al presbitero “di non convocare alcun incontro o assemblea parrocchiale” e “di sospendere qualunque tipo di attività sui social media”. Con questo comportamento, don Pompei “è venuto meno in forma positiva e pubblica all’obbligo di obbedienza al suo Ordinario”, incorrendo ipso facto nella sospensione dal ministero presbiterale.





