La superperizia che fu decisiva per la riapertura delle indagini sull’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne di Arce uccisa nel 2001, arriva in aula nel corso del processo di secondo grado bis, davanti alla terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma. A illustrare le conclusioni Cristina Cattaneo, medico legale che dirige il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università di Milano. “Sappiamo che Serena Mollicone muore per un’asfissia meccanica facilitata dal trauma cranico – ha spiegato Cattaneo – E questo lo si può dire per i segni sul cuore e per il fatto che è stata trovata con un sacco in testa e il nastro adesivo che copriva le vie aeree”.
Secondo la ricostruzione della professoressa Cattaneo, Serena ha avuto una “colluttazione” e lo dimostrano diverse lesioni sul corpo e poi un colpo alla testa contro una superficie “ampia e piana” che secondo l’ipotesi della procura sarebbe una porta dell’alloggio a trattativa privata della caserma di Arce. “Un urto – ha precisato – di una certa importanza, si potrebbe dire moderato, che ha creato sanguinamento e rime di frattura ma non ha sfondato il cranio”.
“Non potremo mai dire quanto grave era questo trauma e quindi se Serena sarebbe sopravvissuta e nemmeno quanto tempo è rimasta in vita dopo il trauma”, ha aggiunto.







